Intervista a Elia Pavesi

Da questa stagione sportiva alla guida della Primavera

Ci può riassumere l’andamento della stagione fino ad ora?
Abbiamo iniziato la stagione con l'intento di affrontare il campionato Primavera con una squadra decisamente giovane, composta prevalentemente da atleti reduci dal campionato Allievi. Molti degli elementi della rosa infatti sono ragazzi del 2001, al loro primo anno nella categoria Primavera. Comprensibilmente la prima parte del nostro campionato ci ha messo nella condizione di "scoprire e scoprirci", il che si è tradotto in un cammino di crescita continua che, attraverso l'errore, la sua comprensione e la correzione, ci ha permesso di affrontare questa seconda parte di campionato con una maggior consapevolezza e una superiore conoscenza. La squadra ha infatti evidenziato miglioramenti interpretativi sia negli aspetti individuali che in quelli collettivi. E queste due parti, da curare con grande attenzione ed equilibrio nel percorso giovanile, stanno permettendo ai nostri giovani di mettersi in luce, grazie a una espressione di gioco corale particolarmente apprezzabile.
 
Quale avversario è risultato più ostico durante la stagione?
Durante la stagione abbiamo affrontato sempre avversari con una età media superiore alla nostra; ciò nonostante la nostra squadra si è sempre misurata con il giusto coraggio, eccezion fatta per poche rare parti di gara. Alla luce di questa considerazione diventa difficile indicare l'avversario che più ci ha messo in difficoltà. In realtà, credo di poter affermare che certamente BOLOGNA e SPAL hanno diversi elementi di spicco per la qualità media di questo campionato. Eppure, paradossalmente contro il Bologna abbiamo raccolto 4 punti in due sfide...questo a testimonianza che ogni gara ha una sua storia. All'andata certamente soffrimmo parecchio lo Spezia, a dire il vero, ma evidentemente si trattò di una nostra giornata non molto felice...e fortunatamente al ritorno ci siamo vendicati di quel pomeriggio storto passato in Liguria.
 
Quali caratteristiche contraddistinguono la sua squadra?
La nostra squadra ha lavorato da inizio stagione sulla ricerca di espressione di un gioco corale, caratterizzato da una fase di costruzione organizzata, prevalentemente dal basso con giocate a terra in velocità. Abbiamo inizialmente cercato di assomigliare alla nostra prima squadra sotto il profilo tattico, per portare successivamente i nostri ragazzi a conoscenza di quei principi necessari per interpretare più sistemi di gioco nelle varie fasi. Credo che sia utile far sperimentare ai ragazzi del settore giovanile più soluzioni possibili; questa è una premessa fondamentale se si vuole aiutare i nostri giovani di oggi ad essere i nostri giocatori di domani.
 
Quali sono gli allenatori a cui si ispira?
Ho avuto la fortuna di avere nella mia carriera diversi allenatori; alcuni molto bravi, dai quali ho potuto apprendere parecchio, sia nel settore giovanile che nelle squadre in cui ho successivamente giocato. Ma ne ho avuti anche alcuni veramente poco interessanti, dai quali ho comunque imparato ciò che oggi scelgo di non trasmettere. Sono in difficoltà nel trovare un nome di allenatore a cui oggi mi ispiro. Sono certamente affascinato da chi riesce a costruire con i propri giocatori un percorso di condivisione di idee; questa strada generalmente conduce, attraverso le relazioni degli interpreti, a un’espressione di meravigliosa coralità. Senza dubbio una persona che mi ha arricchito molto è Ezio Glerean, che ho avuto la fortuna di avere come allenatore per alcuni anni. Allenatore visionario, amante del gioco offensivo, coraggioso e costantemente portato alla ricerca del gol. E ora che ricopro il ruolo di allenatore della Primavera del Brescia, mi ritengo fortunato ad avere la possibilità di apprezzare mister Corini da vicino. Ho un ottimo rapporto con lui e il suo staff...e questa è per me una grande opportunità per continuare ad imparare e migliorare.
 
Ci indica tre regole per diventare un giocatore professionista?
Questa domanda non ha una sola risposta corretta. Forse ne ha più di mille...e tutte nascoste. In realtà sarebbe necessario discutere su quali qualità occorrono per diventare un giocatore professionista e quali qualità occorrono per rimanerlo a lungo (potrebbero anche essere le stesse...certamente). Se devo dare qualche suggerimento ai nostri giovani, credo di non sbagliare nel dir loro che la curiosità, l'ambizione unitamente all'esigenza e l'educazione sono tre buoni punti di partenza. Tuttavia ognuno ha la propria strada e dettare regole non sempre produce buoni effetti. E' molto più vantaggioso l'essere per loro un buon esempio.
 
Cosa vorrebbe “rubare” a mister Corini?
Bella domanda. Potrei dire parecchie cose, ma una su tutte mi viene spontanea: un pezzetto della sua carriera da calciatore. Dico questo perché ho sempre apprezzato il suo modo di giocare, fatto di grande intelligenza tattica e capacità di immaginare il gioco prima degli altri. Per questo motivo sono convinto che lui sia diventato oggi l'allenatore che è, anche grazie alla sua intelligenza e alla sua storia personale.

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