Sabelli:

Il difensore si è raccontato ai media tra passato, presente e futuro

Non fategli vedere i film horror “che amo il cinema ma quelli proprio no”, dice con l’accento della sua Roma. Condito dagli anni a Bari “intensi, dove ho imparato tanto”. Stefano Sabelli si è raccontato.

“Stare fuori non è bello, ti rendi conto che non puoi aiutarla, e dava fastidio allenarmi senza giocare. Cerco di dare il massimo. Speriamo di continuare così, non credo dipenda solo dal mister, abbiamo sempre fatto bene ed era mancata la fortuna.

Sicuramente per caratteristiche sono portato a spingere, mio ruolo difendere. Attaccare e segnare lo fanno benissimo altri. Bisogna vedere anche ogni singola partita. Il mio è uno dei ruoli che ti spreme più energie, ma ognuno ha il suo.

A Bari mi chiamavano il pendolino. Da bambino ho iniziato con il pattinaggio artistico con sorella e cugina, era un divertimento che mi ha aiutato. Quando ero ragazzino, ho iniziato da trequartista, poi un po’ alla volta sono scivolato ieri. A Roma, avevo 12 anni, ed ero seconda punta. Poi da esterno e poi Massimo lana, che tuttora ringrazio, mi ha disegnato un ruolo perfetto. Mancava un laterale difensivo. E soprattutto a quell’età l’importante era giocare.

Il mio cane si chiama Ugo, sì. Ha la faccia simpatica e mi ricordava Fantozzi. Mi raggiungerà anche lui a Brescia, dove si vive bene. Sto aspettando che salga definitivamente la mia ragazza, mi manca un pezzo senza lei. Con i ragazzi mi sono trovato da subito bene. Matrimonio? Lo faremo in Puglia, ci sono luoghi magnifici…

Credo che chiunque qui abbia voglia di invertire un trend non positivo degli ultimi anni. Non ci sono riuscito a Bari, farò di tutto per arrivare in A col Brescia. Carpi? Un treno che non volevo farmi scappare e ho deciso di provarci. Qualcuno l’ho ritrovato anche qua.

Veniamo da un periodo positivo, ma anche prima come gioco avevamo fatto bene. Ovvio, tutto gira intorno ai risultati. In questo periodo lavoreremo magari più sull’aspetto fisico e il mister ne approfitterà per affrontare ancora più a fondo gli aspetti tattici. La Serie B è sempre un’incognita. Il Cittadella è un gruppo rodato da anni, è complicata da affrontare, li rispettiamo ma vogliamo fare molto bene. La squalifica? Unico rimpianto sono le 4 giornate, ma nessun rancore.

Differenze? Ogni persona è differente, ognuno ha un modo di lavorare differente. Suazo aveva meno esperienza, Corini ha già sulle spalle diverse panchine.

Il centro sportivo è una cosa bellissima. Anche personalmente non mi ero mai allenato in una struttura di proprietà. Il presidente dà seguito al nome importante che porta, perché sa bene che alla base dei risultati ci sono anche questi che possono sembrare piccoli dettagli ma sono invece fondamentali.

Ogni squadra sabato vuole vincere. Conta quello che fai in settimana. Se ci prepariamo al meglio possiamo farcela. Cittadella una svolta? Dobbiamo vincere, poi ne parliamo ma mi sembra presto.

Con il Padova nel primo tempo avevano più gamba, nella ripresa sono calati anche per il nostro atteggiamento diverso. Hanno sprecato tanto nella prima frazione e ne abbiamo approfittato.

Tonali non lo conoscevo. Ne sentivo parlare molto bene. Poi ne sono rimasto piacevolmente colpito. Ha grandissime qualità tecniche ma soprattutto doti caratteriali e umane di altissimo livello. Ha la testa sulle spalle, farà tanta strada. Cistana ha fatto sempre bene quando chiamato in causa e spero continui a darci una grossa mano”.

 

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