Intervista a Mattia Bertoni

Da questa stagione sportiva allenatore dei Pulcini 2009

Ci può riassumere l’andamento della stagione fino ad ora?

La stagione ha viaggiato su alti e bassi e mi riferisco soprattutto ad un discorso legato alle prestazioni dei ragazzi più che nei risultati di campo. E’ chiaro che in una fascia di età come quella su cui mi trovo a lavorare, l’alternanza di ottime prestazioni ed altre meno buone è all’ordine del giorno. Sono ragazzi in evoluzione quotidiana e questa continua evoluzione rappresenta, a mio parere, il bello di lavorare nelle fasce dei più piccoli. Siamo un cantiere aperto e cerchiamo di aggiungere un mattoncino ogni giorno per crescere. La cosa che mi preme sottolineare è che gli impegni molto fitti da inizio stagione ad oggi hanno contribuito a trasmettere nei ragazzi una buona educazione nella cultura dell’impegno e del lavoro che sarà fondamentale continuare ad alimentare nel loro percorso di formazione.

Quale avversario è risultato più ostico durante la stagione?

Ci siamo confrontati con avversari preparati sia a livello tecnico che fisico, ma quelli che mi hanno impressionato maggiormente perché alle capacità tecniche associano fisicità e atletismo sopra la norma sono Milan, Inter e Atalanta.

Quali caratteristiche contraddistinguono la sua squadra

Il principio sul quale stiamo insistendo maggiormente è la capacità di saper tenere palla e di comandare la partita indipendentemente dall’avversario con il quale ci stiamo misurando. Giocando a 7 giocatori con dimensioni del campo ridotte le nostre partite sono caratterizzate da molti duelli uno contro uno. Saperli affrontare nel modo corretto, saper gestire il pallone senza frenesia e saper creare situazioni di superiorità numerica da sfruttare nella ricerca dello sviluppo del gioco richiede coraggio e personalità; su queste caratteristiche si deve fondare e si sta formando il carattere dei ragazzi. E’ evidente che è una strada difficile e complessa da percorrere e che spesso ci espone a delle difficoltà ma è anche vero che se l’obiettivo è formare futuri giocatori professionisti da queste difficoltà ci dobbiamo passare e risolverle ci aiuterà a crescere.

Quali sono gli allenatori a cui si ispira?

Seguo il calcio “dei grandi” e ci sono diversi allenatori che hanno idee e principi molto interessanti ma parlare di ispirazione vera e propria ai grandi “guru” per quel che riguarda le fasce dell’attività di base mi sembra fuori luogo. I ragazzi hanno bisogni diversi da quelli del calcio dei grandi per cui faccio fatica a fare un’associazione sensata.

L’ispirazione maggiore viene dalla formazione continua, dallo studio delle metodologie di altri settori giovanili italiani e non italiani oltre che dal continuo e costruttivo confronto con i responsabili, i colleghi e le persone dello staff che sono tutti professionisti preparatissimi.

Infine, ma non per ultimo come importanza, vorrei citare i ragazzi stessi: sono le risposte ed i comportamenti che mi offrono quotidianamente agli stimoli proposti che mi permettono di adattare e modificare la metodologia. Da questi adattamenti mi sento ogni giorno migliorato come istruttore e come persona

Ci indica tre regole per diventare un giocatore professionista?

La ricetta perfetta sicuramente non esiste perché altrimenti ce l’avrebbero fatta in molti di più rispetto alle statistiche che abbiamo in mano. Sicuramente credo che il tutto passi da un’attitudine alla fatica, allo spirito di sacrificio e alla voglia di mettersi in gioco sempre; soprattutto davanti alle difficoltà che nella carriera di un giocatore di calcio arrivano. Serve il talento, con la consapevolezza che da solo non basta ed aggiungerei un po’ di fortuna, essere al posto giusto nel momento giusto, saper cogliere l’attimo e l’occasione.

Cosa vorrebbe “rubare” a mister Corini?

Sicuramente la velocità con la quale è entrato in empatia con la squadra per riuscire ad ottenere, attraverso un’organizzazione di gioco importante, i risultati che sta ottenendo ed il passato da calciatore con tutte le esperienze che si è messo in valigia.

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