Intervista ad Andrea Massolini

Da questa stagione sportiva alla guida della Under 15

Ci può riassumere l’andamento della stagione fino ad ora?
 
Ci troviamo per la prima volta nel campionato Nazionale e lo stiamo affrontando giocando alla pari con tutte le squadre in una categoria dove la variabile fisica spesso prende il sopravvento e dove i ragazzi sono in continuo mutamento dal punto di vista morfologico e psicologico. Il gruppo è per la maggior parte quello che, sempre con me alla guida, ha affrontato il campionato regionale svolgendo un ottimo girone di ritorno ed al quale sono stati inseriti 7 giocatori nuovi che però non hanno faticato ad integrarsi. La squadra per lunghi tratti del campionato è rimasta a ridosso dei play off di categoria togliendosi, in alcune gare, delle belle soddisfazioni come la vittoria a Milano contro l’Inter, i due pareggi 4 a 4 in rimonta finale nel derby con l’Atalanta e la vittoria nel derby con l’Hellas Verona. Altri momenti positivi sono arrivati dai tornei con un terzo posto all’importantissimo memorial Gaetano Scirea ed un primo posto al memorial Tappari di Torino. Mi preme sottolineare la crescita continua in molti atleti che si stanno mettendo in luce tanto da aver ricevuto alcune convocazioni nelle selezioni per la formazione della nazionale Under 15.
 
Quale avversario è risultato più ostico durante la stagione?
 
L’avversario più ostico trovato è sicuramente il Milan che nella categoria 2004 ha sempre avuto una squadra di alto livello e, con la quale, all’andata non siamo riusciti a competere come avremmo voluto. Nel ritorno è andata molto meglio ma un paio di giocate talentuose hanno risolto ancora a loro favore la contesa.
 
Quali caratteristiche contraddistinguono la sua squadra?
 
A mio parere la mia squadra si contraddistingue per la grande cultura del lavoro, per l’impegno profuso e per la voglia di migliorare principalmente negli allenamenti. Altre caratteristiche che la denotano sono la grande unità ed il senso di appartenenza, gran parte del merito va al mio staff, Stefano Laini viceallenatore, Francesco Tambussi preparatore atletico, Michele Movilli fisioterapista, Marco Peli allenatore dei portieri, Sergio Tedoldi e Fabio Rossi dirigenti ufficiali; uno staff con il quale c’è grande sintonia e dialogo e che in ogni frangente si mette a disposizione per la formazione dei ragazzi.
 
Quali sono gli allenatori a cui si ispira?
 
Sono due le persone a cui mi ispiro, la prima è Stefano Baldini, attualmente coordinatore tecnico del settore giovanile della Juventus e che è stato mio responsabile in molte delle mie esperienze in ambito della provincia di Brescia; ho iniziato a lavorare con lui appena finiti gli studi universitari di Scienze Motorie e devo molto della mia formazione sia come uomo che come tecnico al confronto quotidiano che ho potuto avere con lui.
Un altro tecnico seguo con interesse è Diego Simeone dell’Atletico Madrid che pur con risorse minori rispetto a molti competitor europei sta’ riuscendo ad ottenere ottimi risultati puntando molto sull’organizzazione di squadra e sul carattere. Così facendo sta’ riuscendo a valorizzare molti dei suoi calciatori.
 
Ci indica tre regole per diventare un giocatore professionista?
 
A mio parere le tre regole più importanti per diventare calciatore professionista sono:
Umiltà;
Sacrificio; 
Passione.
Credo che con queste tre talvolta si possa supplire anche a qualche carenza tecnica o tattica.
 
Cosa vorrebbe “rubare” a mister Corini?
 
A Corini vorrei rubare la sua capacità di aver trasformato il Brescia in poco tempo in una squadra coraggiosa, divertente ed offensiva che va in campo sempre per essere propositiva e per cercare di far gol; il tutto riuscendo anche a valorizzare dei ragazzi del settore giovanile come Tonali, Cistana e Semprini. Sempre per quanto riguarda Corini, c’è una cosa che tengo a sottolineare perché mi accomuna a lui, tutti e due proviamo grande emozione, gioia ed onore nel poter allenare la squadra della nostra Città; questo punto in comune mi rende orgoglioso e sarò sempre il suo primo tifoso.

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