Intervista a Gabriele Passalacqua

Da questa stagione sportiva alla guida della Under 16

Ci può riassumere l’andamento della stagione fino ad ora?
 
Abbiamo iniziato la stagione con l’inserimento di innesti derivanti da squadre dilettantistiche provenienti da campionati regionali o provinciali, alla loro prima esperienza quindi con campionati nazionali.
Inevitabilmente abbiamo faticato durante i primi due mesi e mezzo di lavoro, avendo ritmo e scaltrezza inferiore rispetto agli avversari, che, a differenza della nostra squadra, hanno rose consolidate da anni.
Dalla fine di ottobre siamo nettamente in crescita, riuscendo a tener testa agli avversari in ogni partita di campionato.
Fino ad ora abbiamo ottenuto poche soddisfazioni di squadra durante le partite domenicali ma fortunatamente i ragazzi stanno ottenendo soddisfazioni a livello individuale, principale obiettivo del settore giovanile: infatti, molti atleti della nostra rosa, vengono ripetutamente convocati con la squadra degli Under 17 per le gare di campionato e addirittura molti giocatori vengono chiamati a svolgere gli allenamenti settimanali con la squadra della Primavera, senza sfigurare.
Penso che questo sia un grande motivo di soddisfazione.
 
Quale avversario è risultato più ostico durante la stagione?
 
Durante la stagione abbiamo trovato alcune realtà che ci hanno messo in difficoltà, specialmente a livello strutturale, specialmente perché abbiamo attualmente giocatori “tardivi” nello sviluppo.
Le squadre più ostiche incontrate fin ora sono sicuramente le due formazioni milanesi, anche grazie all’elevato livello tecnico di cui dispongono.
Nonostante ciò, contro l’Inter sfoggiammo una delle più belle prestazioni nonostante subimmo il goal del definitivo 0-1 solo a tre minuti al termine della gara.
Con il Milan invece soffrimmo parecchio e fu la partita dove la nostra squadra ha trovato maggior difficoltà.
 
Quali caratteristiche contraddistinguono la sua squadra?
 
Una delle caratteristiche principali della nostra squadra è quella di cercare di costruire la manovra possibilmente dal basso, nonostante le difficoltà che possiamo incontrare quando gli avversari ci vengono a prendere alti.
Cerchiamo possibilmente di creare trame di gioco con palla a terra per arrivare ai nostri giocatori offensivi, dove a loro volta cercheranno di sviluppare situazioni di superiorità numerica con duelli di uno contro uno.
Non abbiamo assolutamente giocate codificate predefinite ma cerchiamo di aver giocatori “pensati” in tutte le zone del campo, capaci di risolvere autonomamente problematiche e situazioni di gioco che si presentano durante la gara.
 
Quali sono gli allenatori a cui si ispira?
 
Ad esser sincero non ho allenatori che prendo come modelli nella loro totalità ma cerco di prender per ogni mister che osservo quelle caratteristiche che per me sono importanti cercando di farmele mie.
Citando alcuni nomi di allenatori a cui cerco di estrapolare molto, posso nominare per esempio Davide Nicola, o gli sviluppi della manovra di Roberto De Zerbi, ma anche le proposte di gioco di Marco Giampaolo.
Ovviamente come si fa a non ammirare e prendere spunto dalle soluzioni tattiche di Pep Guardiola, o apprezzare la capacità di trasmettere la propria grinta alla squadra come Diego Simeone, oppure la fantastica gestione del gruppo di giocatori e staff di Josè Mourinho.
 
Ci indica tre regole per diventare un giocatore professionista?
 
Sarebbe bello aver la certezza di alcune regole per far sì che uno possa diventare un calciatore professionista.

Credo che il raggiungimento di questo traguardo si ottenga con la somma di molteplici fattori che forse non conosciamo nemmeno tutti.
Ritengo però fondamentali alcuni pilastri che penso non debbano mai mancare: sicuramente l’umiltà, l’educazione e la voglia di migliorarsi ogni giorno di più.
 
Cosa vorrebbe “rubare” a mister Corini?
 
Di mister Corini “ruberei” volentieri il suo passato calcistico.

Penso che Eugenio, avendo giocato per moltissimi anni da protagonista ad alto livello, possa trasmettere sensazioni ed emozioni fondamentali per la crescita dei giocatori che allena.
Avendo vissuto in prima persona il ruolo di calciatore, può dare consigli importantissimi che possono fare sicuramente la differenza.

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